Origine delle carni, piccoli passi avanti


Il nuovo Reg. 1169/2011 si applica agli operatori del settore alimentare in tutte le fasi della catena alimentare e tutti gli alimenti destinati al consumatore finale. Etichettatura, presentazione e pubblicità dei prodotti alimentari non possono indurre il consumatore in errore su caratteristiche proprietà ed effetti. Inoltre, una particolare serie di garanzie deve essere assicurata da quegli alimenti che dichiarino proprietà di prevenire, trattare o guarire una malattia umana come i claims salutistici. Nonostante la nuova normativa europea si concentri sugli aspetti informativi, il nuovo contesto in cui si trovano ad operare i professionisti costringe a divincolarsi fra prescrizioni meramente pubblicitarie e implicazioni di carattere igienico sanitario. Un ruolo complesso, insidiato da “trappole” che la scrittura del Regolamento rischia di tendere laddove le definizioni, le responsabilità e le innovazioni tecnologiche dei processi produttivi non fossero correttamente interpretate o interpretabili.

In aggiunta al sopra citato Reg. 1169/2011, dal 1 Aprile 2015 è entrato in vigore anche il Reg.1337/13 relativo all’indicazione della provenienza per alcuni tipi di carne.

LE INDICAZIONI DEL NUOVO REGOLAMENTO

Tale regolamento impone che sulle etichette delle carni destinate al consumatore finale o ad una collettività, vengano riportate le seguenti indicazioni: luogo dell’allevamento, indicato come «Allevato in (nome dello Stato membro o del paese terzo) e luogo della macellazione, indicato come «Macellato in: (nome dello Stato membro o del paese terzo)».

Suini – L’indicazione “ALLEVATO IN ITALIA” può essere utilizzata solo se:

  • L’animale viene macellato sopra i 6 mesi ed ha trascorso almeno gli ultimi 4 mesi in Italia;
  • L’animale è entrato in Italia ad un peso inferiore ai 30 kg e viene macellato ad un peso superiore ad 80 kg;
  • L’animale viene macellato ad un peso inferiore ad 80 kg ed ha trascorso l’intero periodo di allevamento in Italia.

Ovi-caprini – L’indicazione “ALLEVATO IN ITALIA” può essere utilizzata solo se:

  • L’animale ha trascorso almeno gli ultimi 6 mesi in Italia;
  • L’animale viene macellato sotto i 6 mesi ed ha trascorso l’intero periodo di allevamento in Italia.

Pollame – L’indicazione “ALLEVATO IN ITALIA” può essere utilizzata solo se:

  • L’animale ha trascorso almeno l’ultimo mese in Italia;
  • L’animale viene macellato sotto 1 mese di età ed ha trascorso l’intero periodo di ingrasso in Italia.

In alternativa all’indicazione del paese di allevamento e di quello di macellazione si può riportare sull’etichetta la parola “Origine…” seguita dal nome della nazione. Solo questa parola garantisce che l’animale è stato allevato, macellato ed è pure nato in un unico territorio. In altre parole solo quando sull’etichetta compare  la scritta  “Origine Italia ” abbiamo la certezza che si tratta di animali italiani al 100% nati, allevati e macellati nel nostro paese. Quando invece si trova la frase allevato in Italia e macellato in Italia vuol dire che l’animale è  nato all’estero e poi è stato trasportato  nel nostro paese per essere allevato e macellato. Qualora il periodo di allevamento non sia stato raggiunto in nessuno degli Stati membri né dei paesi terzi in cui l’animale è stato allevato, l’indicazione è sostituita da «Allevato in: vari Stati membri dell’UE» o «Allevati in: vari paesi extra UE» o «Allevati in: vari paesi dell’UE e paesi extra UE». Inoltre, se più pezzi di carne, della stessa specie animale o di specie diverse, sono presentate nella stessa confezione al consumatore o a una collettività ma hanno indicazioni in etichetta diverse, l’etichetta deve indicare:

  • per ciascuna specie, l’elenco dei relativi Stati membri o paesi terzi;
  • il codice della partita che identifica le carni fornite al consumatore o alla collettività.

Si completa così un percorso iniziato circa 15 anni fa con l’obbligo di etichettatura di origine per la carne bovina, introdotta sotto la spinta dell’emergenza “mucca pazza” con il regolamento CE 1760/2000, che impose l’obbligo di indicare anche il luogo di nascita, oltre a quello di allevamento e macellazione.

Un ulteriore passo avanti sarebbe quello di applicare le nuove regole anche alle carni “preimballate” ovvero lavorate nei laboratori della grande distribuzione o delle macellerie (così come indicato dal Reg. CE 1760/2000) ma questo aspetto non è stato ancora chiarito in via definitiva dal nuovo Reg. 1337/13. Ancora esclusa la carne di coniglio, particolarmente diffusa a livello nazionale, e quella di cavallo ma anche le carni di maiale trasformate in salumi.