Etichette: il sistema britannico


A partire da Gennaio 2016, l’etichetta nutrizionale sarà obbligatoria in tutti i paesi della Comunità Europea.

Dal 1° Giugno 2013, l’Inghilterra ha introdotto, in via sperimentale, un particolare metodo grafico denominato Sistema “Trafic Light” ovvero sistema a semaforo. Questo sistema mira ad evidenziare graficamente i livelli di sostanze nutritive contenute nei prodotto alimentari: questo tipo di etichettatura per alimenti utilizza i colori del semaforo (verde, giallo e rosso), in una scala in cui il primo colore racconta che il prodotto contiene un ingrediente “sano” e l’ultimo colore un componente “pericoloso”. Il sistema, da tempo annunciato, è stato appoggiato dalle principali catene di distribuzione britanniche tra cui Tesco, Sainsbury e ASDA.

Il “Trafic Light”, che dovrà essere utilizzato ufficialmente da tutte le industrie e non solo in maniera discrezionale dai dettaglianti, è definito “ibrido” perché prevede una informazione mista composta da due parti: una tabella con le Assunzioni di Riferimento (ovvero in quale percentuale centro grammi di prodotto contribuiscono al raggiungimento del fabbisogno giornaliero raccomandato – meglio noto con la sigla GDA, (Guideline Daily Amounts) ed una indicazione visiva, ad alto impatto, che si serve dei colori del semaforo per segnalare la presenza adeguata (verde) o in eccesso (rossa) di nutrienti critici per la salute quali grassi, grassi saturi, sale/iodio e zuccheri. Il colore associato viene scelto in base ai valori di riferimento indicati dalla sintetica tabella guida fornita nel 2007 dalla Food Standard Agency, l’agenzia responsabile della salubrità del cibo nel Regno Unito.

LA SITUAZIONE DEI CONSUMATORI

I consumatori ritengono che, a partire da adesso, le industrie ed il retail dovranno migliorare la composizione dei molti prodotti che immettono sugli scaffali ogni giorno, come biscotti, chips, bibite, ma anche piatti pronti (in UK spopolano piatti pronti da mettere nel microonde come simil-lasagne, simil-pasta, nonché piatti tradizionali asiatici con riso, solo per citarne alcuni). Ma alla fine, il rischio è proprio questo: che prodotti altamente trasformati, con una lunga lista di ingredienti (spesso contenenti conservanti e altri additivi) siano in qualche modo riformulati per adattarsi alle soglie nutrizionali imposte dai semafori (per rimanere nella “luce verde”). Tali prodotti potranno sembrare addirittura migliori in confronto con alimenti freschi e genuini, magari nutrizionalmente più ricchi ma non adatti al nuovo sistema.

Il nuovo sistema rischia di diffondere messaggi paradossali, additando come pericolosi prodotti come lo sgombro (pesce grasso, ma con alto contenuto di omega3 e polinsaturi “buoni”), l’olio extravergine d’oliva (fortemente penalizzato nonostante l’elevato valore nutritivo per la dieta mediterranea), il Prosciutto di Parma (in ragione del sale e dei grassi) e il Parmigiano Reggiano (per grassi saturi e sale).

L’indicazione colorimetrica ha suscitato l’ira delle organizzazioni europee dell’industria alimentare ma perplessità è stata espressa anche da un prestigioso quotidiano britannico:

“Classificare alimenti e bevande con ‘verde – giallo – rosso’ è fuorviante, non si basa su evidenze scientifiche appropriate e dà un giudizio semplicistico ed erroneo sul singolo alimento o bevanda. Non esistono cibi ‘buoni’ o ‘cattivi’ in sé ma soltanto diete giuste o sbagliate a seconda di come i diversi alimenti vengono combinati.” – ISB (Italian Small Business in Europe)

“E’ una misura che non condividiamo per niente, che va a penalizzare grandissima parte della nostra produzione gastronomica coinvolgendo ottocento milioni di nostri prodotti (circa un terzo delle esportazioni), tra oli, salse, salumi e produzioni lattiero – casearie come Asiago, Pecorino e Gorgonzola su un mercato che vede il Regno Unito al quarto posto come importatore di prodotti italiani dopo Germania, Francia e Stati Uniti. Un partner che vale circa due miliardi e trecento milioni di fatturato annuo.” – Daniele Rossi – Direttore Generale di Federalimentare

“The recipe for healthy eating is very simple — avoid processed food and base your diet on fresh, raw, unprocessed ingredients that you cook yourself. That’s why I’m so concerned about the new labelling scheme. Those red lights will unfairly stigmatise perfectly healthy, natural foods, while the green lights will offer false reassurance to consumers, rewarding the food- processing companies that make us fatter and sicker every day.” – Daily Mail – Quotidiano Britannico

In effetti indicare cibi e bevande in questo modo è fuorviante: al consumatore arriva un’informazione parziale che non tiene conto della dieta complessiva. Lo schema “a semaforo” fornisce un giudizio sul singolo alimento, cancellando in un colpo solo l’assunto universalmente riconosciuto dal mondo scientifico che non esistono cibi “buoni” e “cattivi”, ma piuttosto regimi alimentari corretti o meno a seconda del modo in cui gli alimenti vengono integrati tra loro quotidianamente.

Inoltre il sistema “Trafic Light” viene meno all’obiettivo fondamentale del Regolamento CE 1169/2011, per il quale divengono comportamenti sanzionabili l’impiego falso, ambiguo e fuorviante delle indicazioni in etichetta, nonché di quelle incomplete o che determinano incertezza, l’incoraggiamento al consumo eccessivo, i suggerimenti contrari alle regole della salute, lo sfruttamento di timori del consumatore.

Il consumatore combatte quotidianamente battaglie di trasparenza ed informazione, per ottenere un sistema in grado di consentire la scelta di prodotti più salutari e di ri-orientare le proprie abitudini, ma il “semaforo” in etichetta, potrebbe nascondere molte insidie.