Origine di latte e derivati


Il 19 aprile 2017 entra in vigore il nuovo decreto sull’etichettatura  d’origine per latte, yogurt e formaggi. Anche in questo caso l’iter per arrivare a questo risultato è stato spesso menzionato dai media come l’ennesima svolta a favore dell’Italia.

La normativa (pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale del 19 gennaio 2017) introduce l’obbligo di specificare l’origine della materia prima su tutte le etichette di latte e derivati prodotti in Italia e destinati al mercato interno. L’origine obbligatoria, a ben vedere, era già stata stabilita per le confezioni di latte fresco, con decreto interministeriale del 27 maggio 2004, che rimane e resterà in vigore anche dopo la cessazione di efficacia del decreto del 2017. Il nuovo decreto, infatti, ha un’efficacia temporale limitata, poiché cesserà la sua applicazione a decorrere dall’1 Aprile 2019.

L’obbligo di indicazione dell’origine riguarda il latte a lunga conservazione ed i latticini e prevede l’indicazione del Paese di mungitura, seguito dal Paese di condizionamento (cioè quello dove viene fatto il trattamento termico, per il latte a lunga conservazione), o in alternativa il Paese di trasformazione (per latticini e altri prodotti). Quando le operazioni di mungitura e di condizionamento (o trasformazione per i latticini) avvengono in un unico Paese, è ammesso l’impiego di una sola scritta di sintesi, “origine del latte” seguita dal nome della nazione.

Il decreto prevede due deroghe:

  • la prima si applica agli alimenti registrati in UE come DOP e IGP, nonché a quelli oggetto di certificazione biologica;
  • la seconda riguarda i prodotti alimentari legittimamente realizzati in UE, SEE (Spazio economico europeo) e in Turchia. Ne deriva che, ad esempio, non si potrà pretendere l’indicazione d’origine del latte su uno yogurt prodotto in Grecia, né su un formaggio Cheddar prodotto in Inghilterra.

Oltre a questo bisogna considerare che:

  • il Decreto tralascia l’argomento delle cagliate. La circolare 24 febbraio 2017 firmata dai Ministri Maurizio Martina e Carlo Calenda esclude l’obbligo di indicare l’origine delle cagliate, delimitando sia l’indicazione in etichetta, sia i doveri d’informazione nei rapporti “B2B” (business-to-business), all’origine del solo ingrediente “latte”;
  • il “Paese di trasformazione del latte” può coincidere, secondo i Ministeri, con il “Paese di origine del prodotto finito”. Cioè quello dove è avvenuta l’ultima trasformazione sostanziale non del latte, ma del prodotto. In altre parole il caseificio può utilizzare le cagliate estere per preparare il formaggio e indicare che la trasformazione é avvenuta in Italia, omettendo di comunicare che il latte è stato lavorato altrove per produrre la cagliata.